Era te che cercavo

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Era te che cercavo
Pedro Chagas Freitas
Ed. Garzanti

Categoria:

Descrizione

UN VIAGGIO NEI SEGRETI PIÙ OSCURI DELL’ANIMA, UNA STORIA DI INGANNI E OSSESSIONI, LA RICERCA DI UNA VERITÀ CHE SEMBRA INAFFERRABILE.

La pioggia si abbatte incessante sulla città nel caos dell’ora di punta. Incurante dei passanti che si affrettano a trovare riparo, Carlos sta scattando fotografie. Con un clic si appresta a catturare l’anima delle persone nell’irripetibilità di pochi istanti. All’improvviso, però, si accorge che nell’obiettivo c’è sempre lei. La donna che silenziosa lo segue ovunque come un’ombra scura. Lui ne è convinto. Perché da quando si è reso conto che il suo matrimonio è diventato una prigione, la sensazione di essere osservato da lontano non lo abbandona mai. E quando comincia a ricevere messaggi enigmatici che riecheggiano minacciosi nella sua testa, Carlos non ha più dubbi: deve trovare quella donna che gli ha sconvolto la vita. Ma la ricerca si rivelerà più complessa del previsto. Indizi fuorvianti lo porteranno a fare i conti con un passato che non credeva potesse tornare, costringendolo a una corsa contro il tempo.

Guardò una volta. Poi un’altra. Si tolse gli occhiali, li pulì frettolosamente (il sudore grondava, le mani gli tremavano, la bocca era spalancata per lo spavento), se li rimise. E guardò di nuovo. Non era possibile – ma lo era. Lo era proprio. Estrasse il fazzoletto dalla tasca, se lo passò sulle tempie, sulla fronte: su tutto il viso. Nulla arrestava il sudore. E, peggio ancora, nulla gli toglieva dagli occhi quell’immagine, quell’immagine che sembrava impossibile, venuta fuori dagli spazi più remoti della sua immaginazione. Era lì. Era ancora lì. Chiuse gli occhi, li strizzò forte. Uno, due, tre, quattro. Quattro (aveva scelto quel numero istintivamente: forse un giorno avrebbe compreso la scelta che fa l’anima prima di lasciare entrare in gioco la mente) quattro secondi ben contati. E poi altri quattro (con gli occhi sempre chiusi). Uno, due, tre, quattro. Poi riaprirli. Niente. O meglio: tutto. Tutto uguale. C’era ancora quel che non doveva esserci, quel che non poteva esserci. Ma c’era. Continuava a esserci. Si passò altre due o tre volte il fazzoletto sul viso. Si guardò le mani, per qualche secondo. Le sentì tremare. mTremare più che mai: più che sempre. Si guardò intorno, con circospezione (non voleva dare nell’occhio) e, lentamente, andò via di lì. Non sapeva dove, non sapeva a che pro, non sapeva neppure perché. Andare via di lì. Andare via prima che fosse troppo tardi o prima che fosse troppo presto.

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